Madrid, sindacati e lavoratori in lotta per difendere il perimetro pubblico

(1 June 2015) Una tre giorni organizzata da Epsu con una delegazione di 'comunicatori' dei sindacati europei per mostrare le lotte del lavoro pubblico.

La difesa contro la privatizzazione del 'perimetro' pubblico e il conflitto contro la volontà politica di limitare diritti dei lavoratori, quali il contratto e lo sciopero. Il panorama 'sindacale' spagnolo - e in stretta correlazione la condizione dei lavoratori iberici -, alle prese con il settimo anno di 'gestione' della crisi, è ancora caratterizzato lungo quest'asse. Il peso di questi anni, e il rigetto nei confronti delle politiche di austerità adottate per gestire (invano) la crisi, continuano a incidere e a lasciare segni, specie nel segmento del lavoro pubblico. Il tutto mentre cambia radicalmente il panorama (e l'equilibrio) politico spagnolo con l'irruzione di Podemos. L'occasione per tratteggiare il quadro generale della situazione in Spagna è stata fornita da Epsu, la Federazione europea dei sindacati dei servizi pubblici, che ha promosso dal 26 al 28 maggio un incontro degli addetti alla comunicazione dei diversi sindacati di settore in Europa: una intensa tre giorni per entrare dentro le dinamiche del lavoro pubblico nella penisola iberica.

L'impatto, forte e metro di misura della difficoltà e dell'impegno del sindacato in Spagna, è stato con la complessa vicenda de 'Los de 8 Airbus'. Otto lavoratori, al tempo stesso sindacalisti a vario titolo, (Jose, Raul, Tomas, Enrique, Rodolfo, Edgar, Armando e Jerome) impiegati nel colosso franco tedesco dei cieli, nello stabilimento di Getafe, sotto processo per aver partecipato a un picchetto durante lo sciopero generale del 29 settembre del 2010 contro la 'reforma laboral', scivolato poi in un duro e aspro confronto con la polizia. La pubblica accusa, codice alla mano, ha chiesto il massimo della pena: otto anni per ciascuno di loro. Anni dietro i quali si può (e si deve) leggere il tentativo di colpire il sindacato e intimidire i lavoratori. Incontriamo parte di loro a Getafe, nella locale sede delle Comisiones Obreras. Ripercorrono le tappe di una vicenda che si trascina da anni, tra udienze, mobilitazioni, impegni assunti e poi disattesi del mondo politico che si è alternato in questi anni. Una palese ingiustizia che non riesce ad emergere nei media 'main stream', mentre, entro la fine dell'anno, in uno stato di totale incredulità per la vere e proprie vessazioni che questi lavoratori stanno subendo, si attende la sentenza.

Nella sede centrale della Comisiones Obrearas a Madrid, incontriamo due lavoratori, due sindacalisti. Il primo, Vicente Tomas Garcia Villarrubia, è un delegato sindacale alla 'Lima - Limpieza y medio ambiente', azienda pubblica del settore ambientale, e Luis Valdeita, sindacalista impiegato nell'impresa pubblica 'Canal de Isabel II'. Entrambi, con sfumature e 'pesi' diversi devono gestire e contrastare tentativi di cambiare la 'natura' del servizio pubblico, per instradarli verso il privato. Specialmente per la Canal Isabel, compagnia pubblica creata nel 1851 e che gestisce il ciclo integrato dell'acqua per l'intera area di Madrid (parliamo di 6 milioni di persone), alle prese con un pressante tentativo di privatizzazione e con accordi sindacali che hanno determinato all'interno spaccature tra i le organizzazioni e tra i lavoratori, producendo differenze salariali e contrattuali (con un circa il 30% di lavoratori precari su 2.200 in totale). Continua quindi la lotta dei lavoratori della Canal Isabel Segundo contro il tentativo di privatizzazione, che parte agli albori della crisi nel 2008, e in questo caso l'Italia fa scuola. “Anche qui, come in Italia, devono risuonare e imporsi le parole: 'Si scrive acqua, si legge Democrazia”, dice Valdeita ricordando il referendum italiano, e le parole che lo hanno segnato, sull'acqua pubblica del 2011.

Ultimo appuntamento della tre giorni, l'incontro con i lavoratori de l' 'Hospital Universitario La Paz' della comunità di Madrid. Un presidio di lunga tradizione in difesa e in promozione della salute pubblica, che parte almeno dal 1982, anno della legge sanitaria 'post franchista' guidata da un chiaro e semplice concetto: la sanità è pubblica e universale. Parole che hanno segnato questo ospedale e i lavoratori che lo fanno vivere, tant'è che al 'La Paz' il tasso di sindacalizzazione tra i lavoratori, a tutti i livelli, è molto alto, con un ruolo di predominanza delle Ccoo. Ecco quindi facilmente spiegabile come questo fosse l'epicentro di quella 'marea blanca' che si è alzata nel 2012 per opporsi e bloccare gli insistenti tentativi di privatizzazione, in questo caso di pezzi interi della sanità pubblica. Una marea di camici bianchi che ha attraversato ben sette consecutivi giorni di sciopero e il sostegno, su più fronti, del sindacato, che ha costretto la destra al governo a bloccare i già avviati programmi di dismissione pubblica della sanità.

Ma in quel complesso ospedaliero c'è anche l'ospedale 'Carlos Tercero', la struttura dove venne ricoverato il missionario intaccato da ebola e dove la infermiera Teresa Romero venne investita dal virus. Epsu ci ha fornito la possibilità di incontrare Teresa, la quale ci ha raccontato la sua storia, il suo essersi offerta come volontaria, dopo aver preso in cura i primi due affetti dal virus Ebola, per offrire le cure al missionario poi morto. Ma la storia di Teresa Romero comincia subito dopo, ovvero con la scoperta di essere lei stessa intaccata dal virus. Un racconto ancora sofferto: è ancora percepibile nelle parole dell'infermiera la difficoltà nella gestione e nella cura dal virus, tra quarantena, l'attenzione pressante dei media e il 'terremoto' politico che 'Ebola in Europa' ha prodotto in Spagna. “Una fase complessa che Tersa gestisce con tutto il sostegno del sindacato su diversi fronti”, come ci spiega Soy Esther, delegata sindacale delle Ccoo presso l'ospedale Carlos Terzeiro. Una scossa che ha avuto inevitabili riflessi sui lavoratori: questo centrale complesso ospedaliero madrileno ha adottato un protocollo di gestione di queste emergenze che non ha eguali in Europa, come con grande orgoglio pubblico e grande passione i lavoratori ci hanno mostrato.

Il sindacato in Spagna quindi si difende sì ma registra risultati e avanza un passo alla volta, bloccando l'idea (e la pratica) di una privatizzazione generalizzata come sola via di uscita dalla crisi. E lo fa con la forza e l'orgoglio del lavoro pubblico, generalizzando sempre di più questa idea. Eppure l'attacco al mondo del lavoro e alla libera associazione dei lavoratori continua, come gli otto della Airbus di Getafe dimostra, in attesa che il 'terremoto' politico produca quei risultati in cui molti qui credono.


{Giorgio Saccoia,
Ufficio Stampa Fp Cgil Nazionale, Italy}

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