Europa da fortezza a prigione: il 25 percento di detenuti in più
Davide Madeddu
(24 ottobre 2007) Troppi detenuti dietro le sbarre. Dall’Italia al Belgio, continuando con la Francia e la Gran Bretagna. I dati, elaborati dalle organizzazioni sindacali che si occupano di carceri nei diversi stati europei, parlano di una crescita della popolazione carceraria europea di circa il 25 per cento. «La maggioranza delle carceri nell’Ue si trova ad affrontare un problema di sovraffollamento con una media di oltre il 25% in più dei detenuti per cui è stata progettata - si legge nel documento dell’Epsu, il sindacato internazionale che si occupa dei problemi legati al mondo penitenziario cui aderisce anche la Cgil -. Ciò significa un peso massiccio sulla salute e sicurezza del personale e dei detenuti, come pure sui sistemi operativi e di sicurezza».
Il sindacato internazionale, che per il 28 febbraio 2008 (in occasione del Consiglio Ministri Ue Affari interni e di giustizia) ha convocato una manifestazione di protesta a Bruxelles non si ferma qui. «Il sovraffollamento riguarda il diritto umano fondamentale di una buona parte dei 300.000 lavoratori penitenziari a lavorare in un ambiente sicuro. Questo è in contrasto con le regole penitenziarie del Consiglio d’Europa prigione che riconoscono il diritto dei detenuti alla dignità umana e della privacy. La cronica riduzione del personale in molte carceri è un’altra questione collegata alla questione della prevenzione per un’adeguata sorveglianza e la riabilitazione dei prigionieri».
Al probelma legato al sovraffollamento si collega poi anche quello degli stanziamenti. Risorse economiche necessarie per far funzionare l’intero sistema. «Lo stanziamento di fondi insufficienti per i sistemi di giustizia penale e sociale e la crescente popolazione carceraria nell’Unione europea - che attualmente ammonta a più di 600mila detenuti -sono le principali cause del sovraffollamento». Da qui la richiesta delle organizzazioni sindacali: «La soluzione non è di costruire nuove prigioni e o di fare ricorso ai privati. Invece, l’obiettivo è di migliorare il funzionamento e le condizioni di vita nelle carceri e ridurre il numero dei carcerati migliorando e investendo nella prevenzione, nella protezione legale, nelle alternative alla detenzione e nella riabilitazione».

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