UN MILIONE DI FIRME PER SERVIZI PUBBLICI DI ALTA QUALITA’

"Un milione di firme: è l’obiettivo che la Confederazione europea dei sindacati (CES) vuole raggiungere con la petizione "Per servizi pubblici di qualità" , lanciata per spingere l’Unione Europea ad adottare una direttiva che difenda i servizi pubblici e ne promuova la qualità. Il sindacato ricorre ad uno strumento concreto, previsto dal Trattato costituzionale europeo, con cui i cittadini possono fare sentire la loro voce e avanzare proposte alla Commissione e al Parlamento europei. L’iniziativa della CES si unisce e rafforza la Campagna che la Federazione Sindacale Europea dei servizi pubblici (FSESP) ha avviato da alcuni mesi per ottenere un quadro normativo a sostegno di servizi pubblici di qualità.
I sindacati italiani della funzione pubblica, dei servizi pubblici e di quelli di pubblica utilità di Cgil, Cisl e Uil, affiliati al sindacato europeo, aderiscono a queste iniziative e chiedono ai cittadini, alle lavoratrici ed ai lavoratori, alle amministrazioni locali e regionali, alla società civile, di sostenere la campagna e di firmare la petizione.
Fino ad oggi la Commissione europea ha preteso di costruire l’Europa attraverso il mercato unico e basandosi principalmente sulle regole della concorrenza.
I sindacati italiani dei servizi pubblici sono convinti che l’Europa di oggi e di domani si può costruire solo attraverso la difesa dell’interesse generale e la garanzia dei diritti di cittadinanza che, senza una rete di servizi pubblici di qualità, accessibili a tutti, rimane irrealizzata.
I servizi pubblici (ad esempio la sanità, i servizi sociali, l’educazione, l’acqua, l’energia, i trasporti, ecc) sono, come si dice nella petizione “Per servizi pubblici di qualità” lanciata dalla CES, “essenziali in Europa per la coesione sociale, economica e regionale. Questi servizi devono essere di alta qualità e accessibili a tutti.”
L’esperienza della direttiva Bolkestein sui servizi nel mercato interno, le comunicazioni della Commissione europea sulla sanità e sui servizi sociali insegnano che c’è un bisogno assoluto in Europa di definire il quadro dei servizi pubblici e l’ambito dell’interesse generale, impedendo che si applichi la pura logica delle privatizzazioni e del mercato a servizi di interesse vitale per i cittadini.
Ha ragione la CES quando afferma che “fino a questo momento, le uniche opzioni avanzate per lo sviluppo dei servizi pubblici sono state la privatizzazione e la liberalizzazione...E’tempo di trovare soluzioni diverse!” Ormai non è solo il sindacato a chiedere queste diverse soluzioni e che l’Europa si doti di uno strumento di difesa dei servizi pubblici e dei cittadini. Lo chiedono, tra gli altri, il Parlamento europeo, il Comitato delle regioni e il Comitato economico e sociale europeo.
La Commissione europea, nonostante tutte queste pressioni, continua a fuggire dal problema, privilegiando la soluzione di direttive di settore che hanno lo scopo di impedire la creazione di un quadro generale di riferimento e tutela dei servizi pubblici in Europa.
E’ compito della politica, delle sue istituzioni, nazionali e comunitarie, ascoltare la domanda di equità e solidarietà che, da tempo, le forze sociali e i cittadini esprimono. Ed è un dovere della Commissione e del Parlamento europeo, come dei governi nazionali, ricercare le soluzioni più avanzate per difendere i servizi pubblici in quanto strumenti necessari per realizzare il benessere delle comunità e di tutti i cittadini, in un quadro di armonizzazione dei loro diritti e delle loro condizioni economiche e sociali all’interno dell’Unione europea, tanto più oggi che con l’allargamento a Bulgaria e Romania si è allargata anche la forbice delle differenze.
Per questa via passa la difesa del modello sociale europeo, la sua capacità di contaminare le realtà più arretrate estendendone i benefici. E le istituzioni della UE potrebbero rimontare lo scetticismo e la scarsa fiducia che i cittadini europei lamentano, riconquistando l’autorità politica che è necessaria per superare la crisi del processo di unificazione.
E’ difficile pensare che si possa procedere nella costruzione europea senza che i diritti fondamentali delle persone possano trovare una tutela giuridica uniforme, che introduca clausole sociali e l’applicazione dei contratti di settore a tutela dei lavoratori interessati, ed è impensabile che salute, istruzione, sicurezza, assistenza, previdenza, acqua, ambiente possano essere garantiti dal mercato senza un ruolo forte e diretto del pubblico nella migliore gestione industriale e di alta qualità dei servizi che erogano le relative prestazioni.
Perciò i sindacati italiani dei servizi pubblici invitano tutti ad attivarsi per la raccolta di firme della petizione CES, a partire dai luoghi di lavoro, per raggiungere al più presto, e superare abbondantemente il traguardo di un milione di firme in tutta Europa.
E per questo che i sindacati italiani dei servizi pubblici invitano a sostenere la campagna della FSESP per un quadro normativo europeo a sostegno dei servizi pubblici e lanciano la proposta di iniziative italiane sul tema della difesa dei servizi pubblici, da prepararsi con appuntamenti locali e con un evento nazionale da tenersi entro il mese di marzo 2007.


